Le news sul settore auto si alternano tra due poli. Da un lato vi sono le usuali e effervescenti descrizioni dei nuovi modelli in arrivo, con un'accelerazione dei ritmi e una moltiplicazione di segmenti senza precedenti in un caleidoscopio di innovazione al quale solo pochi sembrano sottrarsi (…Fiat, ad esempio?). Dall'altro vi sono le pesanti annotazioni sui continui cali delle vendite, con un gioco a ritroso per cercare nel calendario a quale epoca è tornato il mercato.

Mentre si evoca spesso "l'orlo del baratro" per la filiera automotive, dovremmo dire che essa si trova invece in bilico.

La combinazione di "onde lunghe" di cambiamento in atto da due decenni (tra cui l'eccesso di offerta e il passaggio al mercato dell'acquirente) con le "onde corte" degli ultimi anni, particolarmente pesanti in Italia (crisi economica, pressione fiscale, paralisi politica e incertezza sociale) impone agli operatori ripensamenti radicali delle scelte di oggi e di domani.

Il problema principale è la combinazione di ritardi in interventi di riorganizzazione (molti peraltro già "telefonati" da tempo) con le nuove urgenze. Ma il settore della distribuzione auto sta cambiando pelle, non è al capolinea. Il settore della distribuzione auto non è maturo: sono mature semmai alcune strategie ormai datate, ovvero quelle che puntano a dimensioni quali standard e brand experience senza voler far quadrare i conti, quelle che puntano a inseguire la domanda senza una copertura calibrata del territorio (fisico e virtuale), quelle che continuano a operare su questioni di brevissimo termine trascurando fondamentali aspetti di medio e lungo termine. Alcune pietre miliari davanti a noi in mezzo al polverone della crisi: case auto chiamate a portare "i piedi per terra" nella definizione dei formati di distribuzione con una forte trasfusione di nuove idee per scacciare vecchie abitudini e inerzie; concessionari chiamati a profonde sinergie in termini di copertura del territorio (sedi, marchi), mix di offerta tra nuovo e usato, abbracciando le nuove tecnologie; operatori di filiera in genere chiamati a portare il proprio contributo di innovazione per dare efficienza, efficacia e nuove visioni per diradare un pò della forte incertezza. Le case hanno ancora bisogno di partner sul territorio: è impensabile che riescano a "giocare la partita" dal centro del sistema da sole. Certo non conviene alle case eliminare i partner commerciali per asfissia da standard e/o da stock… né conviene a questi ultimi restare eliminati per inerzia.

Il mestiere di concessionario non muore: si trasforma. Per tutte le aziende, oltre alle strategie giuste, sarà la forza di volontà delle singole persone che le compongono a fare una grande differenza, come hanno evidenziato in modo particolare Dan Peterson e Roberto Bonzio nell'ultimo Automotive Dealer Day.