Cosa significa per lei la parità di genere?
Parità di genere per me significa riconoscere la specificità e peculiarità della singola persona, a prescindere dal genere a cui appartiene. Significa uguaglianza pur nella diversità.
Cioè a dire che non si dovrebbero mai perdere le proprie peculiarità di donne per essere più credibili come professioniste, ma al contrario esaltarle al massimo per essere più autorevoli nel proprio ruolo.
L’uguaglianza dovrebbe pertanto essere riconosciuta nel trattamento, non solo economico ma anche di approccio e rispetto.
Parità significa anche che queste considerazioni valgono per entrambi i sessi: se è vero che una donna può essere manager, astronauta o meccanico e altrettanto corretto non stupirsi davanti ad un uomo “casalingo”, ballerino o truccatore.

Qual è la percentuale di donne nella sua azienda e qual è la percentuale di donne manager nella sua azienda?
Nella nostra azienda, nonostante sia un settore prettamente maschile, la percentuale di donne è di circa il 20% sul totale della forza lavoro di oltre 200 tra dipendenti e collaboratori. Ci tengo ad evidenziare che oltre ai ruoli “classici” legati al mondo femminile (come ad esempio receptionist, back office o amministrazione) ultimamente abbiamo avuto diversi inserimenti anche in ambiti tipicamente maschili, come l’officina o le moto. Ora aspetto che l’onda rosa partita dall’accettazione, arrivi presto anche tra i meccanici. Mi rendo conto che scardinare vecchi detti come “donne e motori/ gioie e dolori” o “donne al volante pericolo costante” non sia un’impresa facile, ma ci arriveremo!
Per quanto riguarda l’assetto manageriale, la quota rosa è superiore al 35%. La peculiarità del board è che le donne manager della Cascioli Group ricoprono ruoli trasversali su tutto il gruppo, a differenza della maggior parte dei colleghi uomini che si occupano di una singola business unit. Ciò significa che, ciascuna di noi è il referente unico per il proprio ruolo e abbiamo quindi a che fare con tutti gli altri nostri colleghi.
Quello che apprezzo di più nel nostro gruppo direzionale è la condivisione. Delle attività, delle esperienze – e perché no-anche delle difficoltà. C’è un grande rispetto reciproco e la totale parità ai tavoli di lavoro.
Mi rendo conto che dovrebbe essere la normalità, ma sappiamo tutti che ne stiamo a parlare è proprio perché così non è.

Work life balance per donne e uomini in azienda (flessibilità oraria, permessi, smart working, equiparazione del diritto di genitorialità tra padri e madri, supporto della donna al rientro della maternità, ecc..) è una forma di attenzione e di fiducia dell’azienda verso il lavoratore: secondo lei, questa fiducia aziendale ritorna indietro in qualche modo da parte dei collaboratori? Perché sono azioni importanti per i collaboratori in azienda e per l’azienda stessa?

Personalmente sono fortemente convinta che l’ambiente di lavoro, la fiducia dell’azienda verso il lavoratore che quindi riconosce flessibilità oraria, smart working e supporto alle necessità del dipendente, siano elementi fondamentali per l’efficienza lavorativa. Un lavoratore sereno, che sa di avere la fiducia della propria azienda, di potersi assentare se ha delle problematiche e che si sente quindi tutelato dal proprio datore di lavoro, sono sicura risulterà essere molto più produttivo.
Considerare la bontà del lavoro svolto in base alle ore passate in azienda anziché sull’effettività efficienza, produttività e valutazione del risultato, è oramai una modalità obsoleta e superata di affrontare il rapporto con la propria forza lavoro.
La pandemia è stata d’insegnamento per tutti: il lockdown, le quarantene, la dad dei figli ci hanno fatto capire una volta per tutte che non è sempre necessaria la presenza per portare avanti il proprio lavoro, che in molti casi è stato efficacemente svolto da casa, con propri orari e disponibilità. Con beneficio di entrambe le parti.